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Cataloghi

Catalogo Istantanee dal mondo

Agosto 8, 2024 / Commenti disabilitati su Catalogo Istantanee dal mondo
Istantanee dal mondo

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Di Galleria Arte e Stile

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Vincitori concorsi

  • Alfredo Celli

    Vincitore del concorso “Astrattismi” per la copertina del 4° numero della rivista artista internazionaleAlfredo CelliImmagine BH11 – Tecnica mista su mdf – 90X100 – Anno 2019 In questi lavori, si presentano scansioni, ritmi, cadenze, accenti e variazioni. Le stesure oscillano tra pittura totalizzante e plastica di sostanza. Tracciati e margini vengono dall´artista siglati per comprendere la “coscienza del mondo”. Segmenti di proiezioni per interpretare esplorazioni spaziali in termini astratti. lfredo Celli, artista italiano, ha iniziato la sua formazione presso la Scuola Media annessa all’Istituto d’Arte di Castelli, Teramo, dove ha appreso le tecniche fondamentali del disegno e della grafica. Proseguendo gli studi nell’Istituto, si è specializzato nella sezione “plastica”, lavorando sotto la guida di scultori e pittori affermati che hanno contribuito a definire il suo stile. Dopo aver completato la laurea in Architettura, Celli ha continuato a sperimentare con vari materiali, sviluppando un percorso artistico che va dal figurativo all’astratto, fino a un interessante approccio al “materico-astratto.” Il materico-astratto è un concetto centrale nella produzione di Celli, dove la materia stessa diventa protagonista dell’opera. Attraverso questo stile, l’artista utilizza materiali grezzi come plastica, legno MDF e carta riciclata, non solo come supporti, ma come elementi di costruzione e narrazione artistica. Le superfici vengono trattate e trasformate tramite combustione, stratificazione e incrostazioni, creando texture dense e stratificate che riflettono un’estetica robusta e concettuale. Celli descrive questo stile come un linguaggio che si allontana dalla rappresentazione per abbracciare la sostanza pura, dove ogni materiale, con le sue caratteristiche uniche, comunica un proprio messaggio visivo e tattile. Dopo anni di ricerca isolata, Celli ha iniziato intorno ai quarant’anni a partecipare a collettive e metter su personali, presentando le sue opere in spazi prestigiosi come la Galleria Marchetti di Roma e il Museo La Civitella di Chieti. Recentemente, ha ampliato la sua ricerca nell’uso della carta riciclata, portando un ulteriore elemento concettuale al suo lavoro e continuando a esplorare l’arte come espressione della materia. Celli, in ogni opera, invita lo spettatore a entrare in dialogo con le superfici e i materiali, lasciando che siano i dettagli a raccontare la storia del processo creativo. Guarda il catalogo Qui ci sono tutti gli artisti che hanno partecipato al concorso “Astrattismi” Sfoglia il catalogo

  • Roberto Sanchez

    Vincitore del concorso “Arte Pop e Post-Pop per la copertina del 3° numero della rivista artista internazionaleRoberto Sanchez“Eruzione astratta”, acrilico su tela, cm. 50 x 70 anno 2020 Cosa c’è di più pop, al giorno d’oggi, del concetto di eruzione? Un tema che si ritrova tanto nella realtà in cui viviamo, come quella dei Campi Flegrei, quanto nella violenza quotidiana dei nostri tempi. Naturalmente, l’artista ha cercato di trasmettere questa idea non attraverso una “raffigurazione realistica”, ma piuttosto con la “rappresentazione” di piani di scontro e di movimento. Roberto Sanchez, fin dagli inizi degli anni ’70, ha condotto ricerche ed esperienze sia nel campo figurativo che in quello aniconico. Oltre a fondare nel 2004 il Museo Minimo di Napoli, nel 2024, sotto la guida dello storico dell’arte Rosario Pinto, ha dato vita al movimento “Astrattismo progressivo”.

  • Maurizio Bonolis

    Vincitore del concorso “Istantanee dal mondo” del 2° numero della rivista artista internazionaleMaurizio Bonolis“JELLYFISH”, Computer Aided Painting, cm. 70 x 50 L’artista Maurizio Bonolis ha creato questa opera utilizzando una tecnica digitale chiamata CAP (Computer Aided Painting). Successivamente, l’ha “materializzata” su un pannello di materiale sintetico attraverso una sofisticata tecnica di stampa. L’opera rappresenta una visione immaginaria delle profondità marine, animate da forme di vita primitive. La poetica e il significato dell’opera si legano al profondo legame tra noi, abitanti della Terra, e tutte le forme di vita esistenti sul nostro pianeta, anche le più primordiali, dalle quali, in ultima analisi, tutti discendiamo.

  • Francesco Stile

    Vincitore del concorso del 1° numero della rivista artista internazionaleFrancesco Stile“Domato”, olio su telacm. 70 x 50 Francesco Stile nasce a Napoli nel 1965. La sua è una provenienza da una stirpe di pittori. La madre, e soprattutto il nonno erano pittori vedutisti napoletani. All’età di tredici anni inizia a frequentare un’antica bottega d’arte, esattamente nell’atelier del ritrattista Carlo Roberto La Volpe, fino alla fine degli anni novanta. Dopo questa esperienza decide di aprire un proprio studio per dedicarsi ai Falsi d’Autore, prediligendo il ‘600 Caravaggesco. Nel gennaio del 1997 nota sulla rivista ART le opere iperrealistiche di un pittore contemporaneo. E’ l’inizio di un nuovo orientamento artistico, caratterizzato da nature morte Iperrealistiche, in olio su tela. Il suo percorso denota un’attività in continua e costante ricerca, che esprime anche attraverso il reale con frammenti di vita quotidiana.

Interviste

  • Intervista ad Alfredo Celli

    Vincitore della copertina del 4° numero di GALLERIA Arte e Stile “Può raccontarci com’è iniziato il suo percorso artistico? Quali sono state le esperienze o gli incontri che hanno maggiormente influenzato la sua evoluzione come artista R – Ho frequentato l’Istituto d’Arte a indirizzo ceramico, sezione plastica, a Castelli in provincia di Teramo. Successivamente mi sono laureato in Architettura. Le prime esperienze risalgono ai tempi della scuola, quando attraverso i laboratori scolastici o anche la frequentazione pomeridiana presso gli studi di alcuni professori, che erano validi scultori ceramisti e pittori, ho avuto modo di apprendere molto. Ed anche in alcune botteghe ceramiche di Castelli, cercavo di conoscere il più possibile i vari aspetti sulla tecnica e anche dell’uso di diversi materiali. Il classico desiderio ed entusiasmo di un ragazzo, questi aspetti sono stati indubbiamente di buona formazione. “Quali sono i temi principali che esplora nelle sue opere? C’è una fonte d’ispirazione ricorrente nella sua produzione artistica, come emozioni, luoghi o esperienze personali?” R – La motivazione di fondo, nonostante l’utilizzo di vari materiali, comunque è sempre la stessa: indagare la materia per cercare equilibrio nell’espressione del dramma esistenziale. Attraverso il materiale, attentamente organizzato, cerco di conferire efficacia alla composizione e la formidabile tensione che scaturisce dal contrasto di due opposti elementi: da una parte l’ordine, il rigore compositivo che governa l’opera e dall’altra l’energia espressiva del materiale usato con le sue cicatrici e gli avvallamenti e tutte le tracce delle varie vicissitudini, possiamo trovare una sorta di afflizione che riflette metaforicamente la dura condizione esistenziale dell’uomo di oggi. Programmare lo schema del materiale, serve a produrre nuova vita a inventare nuove possibilità, a sostenere il principio universale che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si può trasformare. “Quali tecniche e materiali preferisce utilizzare e perché? Ha sperimentato con nuovi approcci o tecnologie per innovare il suo processo creativo?” R – Sono diversi anni che cerco, per conseguire il mio pensiero, attraverso la non figurazione, ma attraverso soprattutto una indagine della materia, esaminata attraverso l’utilizzo di vari materiali, ceramica, carta e derivati del legno principalmente, individuando concetti esistenziali. Inoltre attraverso la composizione di piani sovrapposti cerco di generare la possibilità di unificare pittura e scultura dove i volumi danno vita a una materia che ne penetra un’altra. Il tutto per una ricerca di equilibrio plastico. La costruzione della struttura, cerca di evadere, a volte allungandosi, a volte torcendosi, quasi se vorrebbe evadere e poi tornata nell’opera stessa. “Quali sono i suoi progetti attuali o futuri? Ci sono mostre, collaborazioni o nuove idee che vorrebbe condividere con il pubblico?” R – Insieme a Giancarlo Costanzo e Fabrizio Mariani, condividiamo il Gruppo EARTH e, oltre a portare avanti le nostre ricerche individuali, realizziamo anche lavori a sei mani. Parallelamente all’attività artistica, organizziamo alcuni eventi. Alfredo Celli Dicembre 2024

  • Intervista a Gaia Maria Galati

    1) Come è iniziato il tuo percorso artistico?Il mio percorso artistico inizia nell’infanzia, poiché mio padre, appassionato di fotografia, mi ha trasmesso quest’arte. È stato anche un modo per condividere un interesse con lui, un linguaggio che ci univa. Già all’età di 5 anni avevo la mia camera fotografica. Gaia Maria Galati 2) Come scegli i tuoi soggetti?La ricerca del giusto soggetto è sempre un processo complesso. Prima decido cosa voglio rappresentare con il mio scatto fotografico e come lo voglio rendere, poi ricerco lo scatto perfetto. A volte, capita di trovarsi al posto giusto al momento giusto per scattare una fotografia interessante. Comunque, tutte le mie opere fotografiche si basano sulle emozioni che provo nel momento dello scatto. 3) Quanto tempo ci vuole per realizzare uno scatto perfetto? (Questa domanda esplora il lavoro dietro le quinte e la cura del dettaglio nella fotografia.)Il tempo per la realizzazione di uno scatto dipende da alcuni fattori imprescindibili. Per la street photography deve essere immediato e cogliere l’attimo, perché le persone sono in movimento; per altri soggetti fotografici, spesso bisogna aspettare la luce giusta, l’angolazione, o che il luogo sia sgombro da elementi di disturbo. Dopo lo scatto, la post-produzione è essenziale per trasformarlo in un’opera fotografica: si effettuano prove di saturazione, esposizione, punto luce, contrasto per renderla più o meno vivida, luminosità, punto nero, vividezza per enfatizzare i colori, temperatura per dare un tono caldo o freddo e nitidezza per rendere lo scatto più o meno definito. Spiaggia – Fotografia su alluminio – 60 x 80 4) Qual è l’aspetto più impegnativo del tuo lavoro di fotografa? (Aiuta a scoprire le sfide che affronta, sia tecniche che artistiche.)L’aspetto più impegnativo è sicuramente la post-produzione, perché servono vari strumenti tecnologici per rendere una fotografia un’opera. È necessario calibrare bene tutti gli elementi citati nella domanda precedente e non sbagliare, altrimenti l’effetto voluto non si realizza. Inoltre, è importante distinguersi nella fotografia. Io, ad esempio, mi avvalgo di altri supporti oltre alla carta fotografica, come l’alluminio, il D-bond, la tela di ottima fattura, il PVC e il plexiglas. Le mie opere sono davvero pezzi unici, poiché non vengono stampate in quel materiale e in quella misura più di tre copie, e sono accompagnate da un certificato di autenticità. Per chi desidera un’opera esclusiva, garantisco che non venderò più quella fotografia con lo stesso supporto e nella stessa misura. Nella fotografia, fino a nove copie sono comunque considerate pezzi unici. Congelamento spirituale – Fotografia su alluminio – 60 x 80 5) C’è un messaggio o un’emozione specifica che cerchi di trasmettere attraverso le tue fotografie? (Questa domanda indaga la sua intenzione comunicativa e il significato dietro il suo lavoro.)Certamente, come nella poesia e nella scrittura in generale. Ho pubblicato un volume di poesie dal titolo Il filo delle mie emozioni, composto da 97 poesie e curato dal maestro fotografo e attore Adriano Lazzarini, con cui abbiamo anche scritto la sceneggiatura e il soggetto di un cortometraggio contro la violenza domestica. Ho pubblicato molti componimenti poetici e racconti con case editrici come Acca International, Dantebus, Aletti, L’ArgoLibro, Pagine, Feltrinelli e altre. La poesia e la scrittura, quasi come un’arte maieutica, “tirano fuori le emozioni,” e per me è lo stesso con uno scatto fotografico: mi dà la stessa emozione dello scrivere una poesia, un racconto o una sceneggiatura. Credo che le opere, di qualunque natura esse siano, poi appartengano al fruitore. Io posso aver provato una certa emozione con un’opera, ma chi legge i miei scritti o guarda una mia fotografia troverà una “personale emozione,” che può essere simile alla mia o completamente diversa, e penso che sia giusto così. Ognuno vede e sente emozioni diverse, anche in base al proprio bagaglio di vita, alla formazione e alle esperienze avute.

  • Intervista a Maurizio Bonolis artista internazionale

    Vincitore della copertina del 2° numero di GALLERIA Arte e Stile Può raccontarci come è iniziato il suo percorso artistico? Quali sono state le principali influenze che hanno guidato la sua evoluzione come artista? Potrei dire che il mio percorso artistico è nato insieme a me. Fin da quando ero bambino, ho iniziato a disegnare in maniera istintiva. Mi bastava avere una matita fra le dita, e mi divertivo a disegnare su qualsiasi cosa mi capitasse a portata di mano: vecchi fogli di carta, compresi quelli con cui il salumiere aveva incartato la sua merce, e persino il piano del tavolo di legno della cucina, che conservo ancora, come un bellissimo ricordo. Crescendo, poi, quello che maggiormente influenzava il mio lavoro era il “movimento”, specialmente quello degli animali, come gatti, uccelli, cavalli, che cercavo di far rivivere con i miei colori sulla tela. Di conseguenza, gli artisti che mi piacevano di più, erano proprio quelli che inserivano la sensazione del movimento nelle loro opere, come i Futuristi, Picasso con le sue animatissime scene di corrida, e così via. I ritratti, i paesaggi e le nature morte, non mi interessavano molto.  La sua opera che ha vinto la copertina del secondo numero della nostra rivista ha colpito molto per la sua originalità e innovazione. Qual è il significato che desidera trasmettere attraverso questa creazione? Nella mia opera “Jellyfish”, ho cercato di immaginare le prime forme di vita che si muovevano in un oceano primordiale, con lo scopo di mettere in evidenza il fatto che tutti gli esseri viventi, noi compresi, discendiamo da organismi semplicissimi, a volte costituiti da poche cellule, e poi, nell’arco di milioni di anni, ci siamo evoluti, ci siamo differenziati ed abbiamo assunto le forme più diverse. Ma, in fondo, discendiamo tutti dagli stessi antenati comuni. Quali sono state le principali sfide che ha incontrato lungo il suo cammino artistico e come le ha superate? Il momento più difficile per me, è stato quando, circa quindici anni fa, mi sono trovato in uno stato di totale mancanza di ispirazione e di creatività. Mi sembrava di non avere più niente da dire con la mia pittura. Mi sedevo davanti al cavalletto, come facevo tutti i giorni da anni, e rimanevo a fissare la tela bianca, anche per due o tre ore, senza che mi venisse in mente qualcosa da dipingervi sopra. Temevo che il mio percorso artistico si fosse bruscamente e prematuramente interrotto, pensavo che, forse, non avrei dipinto più. Poi, un giorno, più per gioco che per altro, mi sono messo davanti al computer di mia figlia, e ho cominciato a “scarabocchiare” qualcosa, usando un programmino di grafica digitale. Continuando a fare questo anche nei giorni seguenti, e familiarizzando sempre di più con questo nuovo strumento, piano piano, mi sono reso conto che poteva venirne fuori qualche cosa di buono, fino a quando, ad un certo punto, ho scoperto le infinite possibilità che poteva offrire l’arte digitale, e sono entrato in un mondo completamente nuovo, dove ho ritrovato la creatività e l’entusiasmo che, fino a poco prima, mi sembravano perduti per sempre. Come vede l’evoluzione della sua arte digitale nel futuro? Ci sono nuovi progetti o idee che sta esplorando e che vorrebbe condividere con i nostri lettori? A questo punto mi sembra opportuno fare una precisazione, perché, il termine “arte digitale” è una definizione molto generica, all’interno della quale sono compresi molti modi diversi di operare. Tanto per fare solo qualche esempio, c’è un tipo di arte digitale, nella quale si prendono delle immagini già esistenti, generalmente fotografie, e si modificano con l’ utilizzo del computer, e le opere che ne derivano, sarebbe più giusto chiamarle “elaborazioni digitali”; poi c’è l’arte “generata dal computer”, nella quale, l’operatore  immette nella macchina un algoritmo da lui creato, ed il computer, sulla base di questo, crea automaticamente un’immagine, e così via dicendo. La tecnica che uso io, l’ho battezzata “computer aided painting”, cioè “pittura assistita da computer”, che è, probabilmente, la forma di arte digitale più vicina alla pittura tradizionale. In effetti, cambiano solo gli strumenti: al posto della tela c’è lo schermo, invece dei pennelli si usa il mouse e al posto dei colori ad olio o acrilici ci sono i pixel colorati. In fin dei conti, almeno dal punto di vista mentale, il modo di lavorare è lo stesso. Completata l’opera, questa può essere stampata su qualsiasi tipo di supporto materiale (carta, tela, legno, ecc.), e diventa un “quadro” a tutti gli effetti. Per rispondere alla domanda, direi che, nel  futuro, vorrei continuare su questa strada, facendo attenzione al fatto che il protagonista principale sia sempre e solo l’artista, con la sua mente e con le sue idee, e che la “macchina” rimanga sempre soltanto uno strumento al suo servizio. Forse è questo il messaggio che vorrei condividere con i lettori, perlomeno con quelli che guardano ancora con un po’ di diffidenza l’arte digitale, pensando che “…tanto fa tutto il computer…”, perché, almeno nel mio caso, questo non è assolutamente vero, e ci tengo a fare in modo che la “macchina” non prenda mai il sopravvento sull’ essere umano. La vittoria del concorso e l’apparizione sulla copertina della nostra rivista rappresentano un riconoscimento significativo. Come pensa che questo successo influenzerà la sua carriera artistica? Sono veramente orgoglioso di aver ottenuto questo riconoscimento, ed infinitamente grato ai curatori della rivista, per aver apprezzato la mia opera. Sono sicuro che la visibilità che è stata data al mio nome e al mio lavoro, tramite la rivista, mi aiuterà ad essere conosciuto e, spero, apprezzato, da un numero sempre più grande di amanti dell’arte.

  • Intervista a Roberto Sanchez per la vittoria della copertina. Un premio importante per la sua carriera

    ·  La tua opera che ha vinto il concorso Pop e Post-Pop è un esempio potente di come l’arte possa dialogare con la cultura popolare. Cosa ti ha ispirato nella creazione di questa opera e come pensi che essa rifletta le tendenze attuali nel mondo dell’arte contemporanea? “Cosa c’è di più pop, al giorno d’oggi, del concetto di eruzione?” Così esordisce la nota di redazione della rivista e che faccio mia. Il lavoro che ho presentato, pur coincidendo con il mio percorso di ‘astrattismo progressivo’ volto alla rappresentazione più che alla raffigurazione, cerca di coniugare il valore astratto del movimento e della dinamicità con uno sguardo che evoca il dato reale del vulcano, quindi di un territorio, Napoli e i Campi Flegrei, balzato alle cronache di questi giorni. A tal proposito ho perseguito la ricerca di una alchimia evocativa senza entrare in un territorio didascalico. Nel mare magnum delle proposte artistiche contemporanee mi colloco senz’altro tra i ‘pittori’. Fedele ad una disciplina che percepisco ancora come un universo creativo niente affatto superato. ·  Il Pop e il Post-Pop sono movimenti che, in modi diversi, hanno saputo interpretare e trasformare la cultura di massa. In che modo senti che la tua opera si inserisce in questo dialogo tra passato e presente? Prendendo in esame i fenomeni artistici del pop e neo-pop, certamente il mio approccio non ammicca né al mondo dei consumi e tantomeno a quello del fumetto e dei personaggi iconici. Tuttavia, come giustamente ha notato la redazione, il vulcano, Vesuvio in questo caso, è sicuramente la rappresentazione sia del dato di cronaca territoriale, sia del momento mondiale caratterizzato da dinamiche impetuose di sviluppo che da insidie travolgenti: dal cambiamento climatico al ricorso alla violenza tra i popoli. ·  Essere scelto per la copertina della nostra rivista è un riconoscimento significativo. Come vedi questa vittoria nel contesto della tua carriera artistica? Pensi che possa rappresentare un punto di svolta per il tuo percorso? Per me la controprova della validità della mia proposta sta nel grande regalo che rappresenta l’iniziativa della rivista di scegliere la mia opera per la copertina. Detto questo, il riconoscimento è uno stimolo a perseguire un percorso che tiene insieme astrattismo e suggestioni che riflettano un sentire emozionale della contemporaneità. ·  Molti artisti cercano di trasmettere un messaggio o una visione specifica attraverso il loro lavoro. Qual è il messaggio che speri che il pubblico percepisca osservando la tua opera vincitrice? .Se vogliamo vedere nella mia opera anche una reminiscenza futurista non è un caso: mutatis mutandis, anche questo movimento si è spesso focalizzato su elementi  che attiravano la passione e l’immaginazione popolare dell’epoca. Quindi spero che il pubblico colga questo rapporto di dinamicità esplosiva nel fermo immagine temporale del quadro. Rappresentazione ambigua, se vogliamo, di violenza distruttiva o di possibile rinnovamento costruttivo. ·  Guardando al futuro, quali sono i tuoi progetti artistici? C’è un aspetto del Pop o del Post-Pop che vorresti esplorare ulteriormente nelle tue opere future? Pur nel percorso di ‘astrattismo progressivo’, locuzione coniata per me dallo storico e critico d’arte Rosario Pinto, nei miei progetti conto anche di recuperare una esperienza di qualche anno fa denominata ‘Tangram’ in cui coinvolgo il pubblico nel comporre a suo modo delle opere con i ‘pezzi’ proposti da me. Anche in scatole di montaggio. Come appunto nel gioco cinese. Un modo alternativo di essere ‘pop’ rendendo l’opera un gioco creativo e interattivo aperto a tutti.

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